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O dovremmo dire l’inte(g)razione: anche se le linee dello spettacolo sono inevitabilmente già scritte, e certi interventi degli spettatori vengono ricondotti in modo più o meno coatto alla direzione pensata, quella di Teatro Sotterraneo è comunque una drammaturgia partecipativa, tutta proiettata al coinvolgimento attivo della platea ed esposta ai suoi stimoli. Esso si divide in tre parti: una prima che descrive il periodo pre-bellico, una seconda che rappresenta il conflitto in atto, una terza che mostra la fondazione di un nuovo teatro, dedicato alla memoria dei caduti e che intende lanciare il segnale per il quale la ricostruzione di un’umanità nuova parte dalla cultura. Questo bel lavoro è un inno al pacifismo, al far riflettere sullo stereotipo così umano della vendetta che può solo chiamare e sviluppare a sua volta odio e sangue: ma quali bandiere sventolare se alla superb nessuno vince e tutti siamo sconfitti? Così non è stato per War NOW! The extension was developed by Raymond Hill and his blocklists at the moment are widely used by the ad-blocking group. È giunto infine il tempo di ripartire e lo si fa dalla cultura: l’inaugurazione di un sinistro e cinico Teatro Vittoria, con tanto di taglio del nastro e commemorazioni arlecchinesche, in cui i “colori” sono solamente sfumature di grigio. Ciò che emerge da questo laborioso complesso lavoro è la disinvoltura del catturare il pubblico per, alla effective, rovesciare i ruoli da attivi in passivi e viceversa: insomma alla fin high quality il coup de théatre è che i morti siamo noi.Questa operazione fa riflettere sulla tragedia delle guerre.

Non lo sono davvero, perché questo micidiale gruppo toscano ci ha dimostrato, da tempo, che l’interazione col pubblico è alla base del loro teatro. Un luogo dove celebrare la morte, umiliare i vinti, indottrinare i bambini, usare la pornografia del dolore per rinsaldare i legami di una popolazione stremata intorno alla leadership vincente. «I tre ragazzi di Teatro Sotterraneo crescono di recita in recita, copione in copione e stavolta, a differenza delle precedenti uscite, tutte pregevoli, utile ricordare, si sono messi all’anima una scrittura particolarmente impegnata, più che impegnativa, dove il surrealismo fassbinderiano rappresenta puntualmente l’incipit, per poi scendere e sviscerarsi tra i meandri del tragicomico, in una corsa sonora e sincopata, verso la effective. Qui, infatti, si presentano concerti ispirati ai bombardamenti, spettacoli che rievocano gli atti eroici o criminali condotti nel conflitto precedente e si creano installazioni visive che usano quale materiale primo i corpi dei caduti. In realtà molto è giocato, fin dalla costruzione drammaturgica dell’incipit, sull’interazione col pubblico.

Partendo dalla Prima guerra mondiale fino a un’ipotetica terza – quella che, secondo Einstein, avrebbe riportato l’uomo ai tempi delle caverne – i protagonisti di questa farsa grottesca mettono in scena tutte le situazioni più bieche e trite, tanto care all’immaginario collettivo, in un excursus sul film bellico dagli anni Quaranta a Salvate il soldato Ryan – uno dei peggiori polpettoni demagogici made in Usa. «Un efficace ed intelligente lavoro sul tema della guerra che – come quello sull’amore – rischia in scena l’autodeflagrazione, a meno che non tratti, trasfigurandole, le idee e certi copioni traendole dai classici. E tuttavia i tre attori ricercano un effetto volutamente grottesco: Angius, Bonaventura e Cirri mettono adesso in scena un un pastiche di segmenti cinematografici, reali o immaginati. Quando il pubblico medio (come afferma proprio una spettatrice) pensa di essere finalmente al sicuro e di poter staccare il cervello per un’oretta, ecco che – frizzanti e con un ritmo perfetto – Matteo Angius, Sara Bonaventura e Claudio Cirri iniziano a porgli domande sempre più problematiche, suscitando risate e silenzi – molto spesso imbarazzati.

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